IL TRATTAMENTO OSTEOPATICO NEL NEONATO. UN VALIDO AIUTO PER UNO SVILUPPO ARMONICO DEL BAMBINO.

Fin dalle prime settimane di vita ci si può rivolgere ad un Osteopata per effettuare un controllo del neonato a scopo preventivo o curativo. Il vantaggio consiste nel fatto che l’osteopatia non ha effetti collaterali! Non prevede l’uso di farmaci e non è invasiva per il bambino. Inoltre, quando sono molto piccoli i bambini rispondono particolarmente bene e in tempi rapidi al trattamento. L’osteopatia può essere un’ottima soluzione, a fronte di deformazioni delle strutture anatomiche, dovute a parti lunghi e difficili, oppure dovute alla posizione del feto nell’utero.

In questi casi il bambino potrebbe presentare segni visibili, come ematomi, o contusioni non visibili, come per esempio una compressione delle suture craniche o di altri tessuti. O ancora, potrebbe presentare segnali quali, occhi gonfi, ossa parietali deformate, naso appiattito e asimmetrico, presenza di plagiocefalia (testa deformata), un braccio che giace flaccido, senza movimento.

Purtroppo, traumi come questi possono influenzare e rendere difficoltosi i primi atti di vita del bambino, fondamentali nella sua prima fase di crescita e sviluppo, come la suzione, la deglutizione, la respirazione, il drenaggio (ossia il flusso linfatico e venoso proveniente dalla regione cranica) e il sonno. Inoltre, il neonato potrebbe soffrire di disagi quali: coliche gassose, problemi respiratori (anche allergie), stitichezza, rigurgiti, etc. …

In tutti questi casi l’intervento osteopatico può risolvere prontamente il problema, o meglio ancora, prevenire le relative conseguenze. Si può procedere, infatti, ad una valutazione osteopatica delle strutture del bambino, delle sue condizioni generali e del suo stato di sviluppo sin dalle sue prime settimane di vita, dalla fine della prima settima in poi. Naturalmente, la valutazione non ha ad oggetto le funzioni vitali, che verranno verificate opportunamente dalla struttura ospedaliera, subito dopo il parto.

In generale, comunque, vanno distinte alcune particolari patologie, disfunzioni o limitazioni neurologiche che portano a un pericolo per la prognosi vitale del bambino (emergenza respiratoria, danni neurologici centrali o periferici, malformazioni di organi ecc.). In questi casi, infatti si tratta di emergenze pediatriche e non legittimano l’utilizzo di un trattamento osteopatico dopo il parto.

In conclusione, l’osteopatia pediatrica utilizza un approccio non invasivo che, grazie a tecniche manipolative dolci e non dolorose, stimolano la capacità dell’organismo di autoguarirsi. Soprattutto per i bambini più piccoli l’Osteopata svolge un lavoro volto alla stimolazione del sistema nervoso vegetativo per portare ad un equilibrio tensionale e a una crescita omogenea.

Simona Chiapparini

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LA VITAMINA D: IL SOLE CI FA BENE!

La vitamina D è una vitamina liposolubile e come tutte le vitamine liposolubili (A, D, E, e K) viene rilasciata, assorbita e trasportata insieme ai lipidi ingeriti con la dieta. Grazie a questa caratteristica, a differenza delle vitamine idrosolubili che vengono escrete rapidamente con le urine, le vitamine liposolubili accumulandosi nel fegato e nel tessuto adiposo raramente diventano carenti nel nostro organismo anche se, a seguito di un’ alimentazione sbilanciata, questo può accadere.

La vitamina D, indispensabile per il nostro organismo, è infatti importante per la salute ossea, perchè una sua carenza può portare al rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti; è altresì in grado di promuovere a livello intestinale l’assorbimento del calcio e del fosforo e a livello plasmatico la loro concentrazione. E’ presente in varie forme nel nostro organismo, le più importanti sono l’Ergocalciferolo (D2) e, soprattutto, il Colecalciferolo (D3). Si tratta di forme “preattivate” (ossia non attive biologicamente) che l’organismo attiverà, attraverso una serie di reazioni, a livello del fegato e del rene.

L’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale per l’assunzione della vitamina D, la D2 infatti la troviamo in alcuni alimenti vegetali, come i funghi, mentre la D3 in alimenti come pesce, carne, uova e latticini; inoltre il nostro organismo è in grado di sintetizzarla a seguito di esposizione solare. Questo spiega il motivo per cui nei popoli nordici, ma anche in noi “cittadini” è più facile trovare carenze di questa vitamina.

La dose giornaliera consigliata per la vitamina D (RDA) è circa 15–25 μg al giorno che corrispondono a circa 1000 unità internazionali (UI). Perché misuriamo la vitamina D in unità internazionali? Le unità internazionali (UI) sono un’unità di misura utilizzata a livello internazionale e corrispondono alla quantità di sostanza che provoca un determinato effetto biologico (naturalmente il rapporto UI/μg sarà diverso per ciascun integratore o vitamina, ossia, per ogni sostanza occorrerà un diverso quantitativo, per produrre il suo effetto). Poiché la vitamina D è presente in natura in forme diverse, ciascuna con una diversa attività biologica, l’UI ci permette di confrontare diverse forme e preparazioni di vitamina D, che a parità di UI, avranno il medesimo effetto. I μg, invece, indicano solo la quantità fisica della sostanza, a prescindere dal diverso effetto biologico di ciascuna forma. L’equivalenza è all’incirca: 1 μg di colecalciferolo = 40 UI.

In conclusione, per soddisfare il nostro fabbisogno di vitamina D, cercate regolarmente occasioni per esporvi al sole (una passeggiata, sedersi su una panchina, etc.), prediligete alimenti che la contengano e, se siete vegetariani, valutate l’idea di utilizzare un integratore che in ogni caso può essere una buona strategia per tutti, soprattutto nei mesi invernali.

Andrea Fossati

Elisabetta Amoruso

 

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SAVERIO GALLELLO, DI NUOVO SUL PODIO, COME CAMPIONE PROVINCIALE AL CAMPIONATO CICLISTICO PIEMONTESE

Saverio Gallello, vince il titolo di Campione Provinciale al Campionato Ciclistico Regionale Piemontese.

 

Per il Centro Emmea è fonte di orgoglio sapere che l’atleta Saverio Gallello, preparato e seguito a livello nutrizionale dal dottor Andrea Fossati, si è aggiudicato il primo posto, stavolta con il titolo di Campione Provinciale alla competizione Piemontese.

Sabato 6 Luglio 2019, si è tenuta la Prova Unica Di Campionato Regionale, presso Nibbiola (NO), organizzata dal GRUPPO CICLISTICO ’95 NOVARA, in collaborazione con C.S.A.In. (Centri Sportivi Aziendali e Industriali).

E’ stata lunga e impegnativa la preparazione per questa gara, ma alla fine il nostro atleta è riuscito a salire sul podio al primo posto!

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L’ACIDO FOLICO (O VITAMINA B9), PROPRIETA’ E BENEFICI

I folati e l’acido folico sono vitamine del gruppo B (B9) e rientrano nella categoria delle vitamine idrosolubili cioè quelle che si sciolgono in acqua e che vengono eliminate attraverso le urine.

Folato e acido folico sono la stessa molecola. Con “folato” si indica la vitamina nella sua forma naturalmente presente negli alimenti, mentre con il termine “acido folico” ci si riferisce alla sua forma ossidata che ritroviamo nei formulati vitaminici quali barrette, cereali, yogurt a cui viene aggiunto.

Le sue funzioni

La vitamina B9 svolge funzioni essenziali, in particolare viene utilizzata dal nostro organismo per la produzione di nuove cellule. Essa è essenziale per la sintesi delle proteine e del DNA, nonché per la formazione dell’emoglobina (sostanza necessaria per il trasporto di ossigeno nel sangue). Inoltre, è particolarmente importante per i tessuti che vanno incontro a processi di sviluppo come per esempio, i tessuti embrionali.

Infine, è in grado di abbassare i livelli di omocisteina, un amminoacido che, se presente ad alta concentrazione, aumenta l’incidenza di rischio cardiovascolare.

Dove trovarlo

I folati sono ampiamente presenti in alimenti quali verdure verdi a foglia larga, legumi, lievito e fegato e sono, quindi, facilmente assimilabili. Tuttavia, è bene ricordare che, trattandosi di vitamine idrosolubili, sono molto sensibili all’aria, alle alte temperature, alla luce e all’acidità, con conseguente rischio di perdere i loro benefici a fronte di cottura, trasformazioni alimentari, ossidazione, etc., …

Carenza e rischi: attenzione al feto

Pur trattandosi di una vitamina assimilabile senza difficoltà con l’alimentazione, recenti studi hanno riscontrato che la carenza da acido folico è una delle più comuni tra le carenze vitaminiche. Questo accade soprattutto in casi di aumentato fabbisogno, come in gravidanza, oppure quando si verifica un cattivo assorbimento per patologie intestinali, alcolismo o a causa di farmaci. Ma quali conseguenze porta la carenza di vitamina B9?

Ecco i due principali rischi in cui si incorre:

 

  • ANEMIA MEGALOBLASTICA: comporta, come ogni anemia, una minore produzione di emoglobina nel sangue, con conseguente ridotta capacità di trasporto dell’ossigeno. Può essere dovuta sia ad una carenza di acido folico che di vitamina B12, quindi, qualora venga riscontrata, è opportuno indagare su quale vitamina andrà integrata.
  • MALFORMAZIONI DEL FETO, IN PARTICOLARE DEL TUBO NEURALE. Il tubo neurale è la struttura che nel feto darà origine al sistema nervoso centrale ed è stato riscontrato che una carenza di Folati può essere causa di malformazioni. Per questa ragione è essenziale che la donna in gravidanza assuma un adeguato quantitativo di acido folico (almeno 0,4 mg al giorno), in quanto la fase di sviluppo dell’embrione nelle prime settimane di vita è dipendente dal Folato.

 

In conclusione, la vitamina B9 deve essere regolarmente presente nella nostra dieta, soprattutto nelle donne in età fertile e diviene indispensabile per le donne in stato di gravidanza e qualora l’apporto derivante dalla dieta non fosse sufficiente, sarà necessario assumerla con integratori specifici.

Andrea Fossati

Elisabetta Amoruso

 

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NICO VALSESIA E LA SUA “DIETA DA ATLETA”. INTERVISTA AL DOTTOR FOSSATI, SUO NUTRIZIONISTA E PREPARATORE

È ormai nota la collaborazione tra il dott. Andrea Fossati, biologo nutrizionista titolare del Centro Emmea, e l’atleta recordman Nico Valsesia, in vista della sua scalata verso l’Everest del 2020. Abbiamo intervistato il dottor Andrea Fossati, che ci racconterà, per ciò che gli è permesso anticiparci, cosa dovrà fare l’atleta sotto il profilo nutrizionale per ottenere il massimo dalla sua prestazione.

Come vi siete incontrati e chi ha cercato chi?

Dottor Fossati: “A dire il vero, Nico Valsesia mi ha cercato tramite il suo pubblicitario Matteo Toia, dell’Associazione Think Soluzioni Creative di Busto Arsizio. A seguito di una chiacchierata informale, Nico è rimasto entusiasta  dell’incontro e ha deciso di far partire la nostra collaborazione”.

Ha mai seguito un atleta di tale livello?

Dottor Fossati: “Nella mia carriera ho seguito diversi atleti di altre discipline in competizioni Iron Man, Randonné e Granfondo. Tuttavia, un’impresa come questa è più unica che rara e confesso che è la prima volta che mi capita una sfida di questo calibro. Nico Valsesia è un atleta di altissimo livello e grande coraggio, motivo per cui andrà preparato nel migliore dei modi”.

Qual è la vera sfida sotto il profilo nutrizionale? Immagino che sia una grossa responsabilità preparare un atleta che si troverà in condizioni così estreme.

Dottor Fossati: “In realtà non sono tanto le condizioni estreme che ci preoccupano… Il vero problema è che Nico percorrerà ben 1000 km in bici e 100 a piedi fino a scalare l’Everest. L’atleta durante il percorso avrà bisogno di avere sempre a disposizione dei pasti perfetti a livello di macronutrienti, ma immediatamente disponibili e che sia possibile portare con sé in uno zaino. Per risolvere questo disagio, la soluzione a cui stiamo pensando è quella di realizzare delle barrette estremamente compatte, create ad hoc per l’atleta e che siano nutrizionalmente perfette. L’idea è quella di ispirarsi alla cosiddetta ‘razione K’, ossia il kit di sopravvivenza che veniva realizzato per i soldati durante la Seconda Guerra Mondiale. Altro problema, sarà affrontare la mancanza di ossigeno in quota. Quindi, stiamo pensando a delle tecniche di supercompensazione del glicogeno epatico e muscolare per farvi fronte”.

Il protocollo nutrizionale di cui si dovrà occupare riguarda soltanto la fase preparatoria alla prestazione o anche la fase durante la scalata verso l’Everest?

Dottor Fossati: “Non si può parlare di una vera propria fase pre, durante e post prestazione, perché il nostro organismo vive di quella che è la sua alimentazione sette giorni su sette e non tanto in funzione del singolo evento. Dopo lunghi mesi di alimentazione regolare e corretta, Nico sarà fisicamente in condizioni ottimali per iniziare; a quel punto, occorrerà soltanto un supporto maggiore a livello di integrazione durante la scalata, per cercare di rallentare il più possibile l’esaurimento dei nutrienti. Più in generale questo è un monito che cerco di fare anche ai miei pazienti, ma difficilmente passa il concetto e lo ribadisco: LA VERA SANA ALIMENTAZIONE, CHE CI FA STAR BENE, E’ IL LAVORO DI 7 GIORNI SU 7!”

Cosa ne pensa di Nico e della sua impresa?

Dottor Fossati: “Detto sinceramente? Penso sia un ‘pazzo sfrenato’ e che stia facendo tutto l’opposto di ciò che dovrebbe essere fatto. Sta per affrontare un’impresa che porterà il suo fisico a dover sopportare condizioni estreme. Io solitamente cerco di seguire le persone per far sì che stiano bene; in questo caso, invece, si tratta di creare un protocollo nutrizionale per una condizione che non sarà esattamente salutare. Tuttavia, non è la prima volta che Nico affronta sfide di questo calibro. Del resto, l’evoluzione si basa sul fare cose che non pensavamo di essere in grado di fare. Se così non fosse, saremmo ancora delle scimmie…”.

Andrea Fossati

Elisabetta Amoruso

 

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storie di imprese e passione

STORIE DI IMPRESE E PASSIONE

Il 28 maggio, organizzato da Think presso la sede di Solidarietà e Servizi di Busto Arsizio, si è tenuto l’evento “STAR BENE CHE IMPRESA!”, con quattro oratori d’eccezione, che hanno condiviso le loro imprese quotidiane, in settori completamente diversi: chi nello sport, nel benessere e nell’alimentazione, chi nell’attività imprenditoriale e chi nella solidarietà.

Quattro volti, quattro storie differenti, ma tutte con un aspetto in comune, ovvero la passione in quello che si fa, il coraggio e il desiderio di andare oltre i propri limiti.

La serata è stata condotta dal simpaticissimo Germano Lanzoni che, nel suo piccolo, anche lui compie un‘impresa strappandoci un sorriso, perché sorridere è vita.

Primo tra tutti a intervenire è stato Nico Valsesia, atleta e recordman, che ha raccontato come la passione sia ciò che guida le sue imprese.  Dice l’altleta: “La gente spesso mi definisce un fenomeno e mi sento molto in imbarazzo quando questo accade. Ma cos’è realmente un fenomeno? Un medico che salva la vita di qualcuno ogni giorno merita di essere chiamato così. Io sono solo un uomo, felice di quello che fa, a partire da quando apro il mio negozio di biciclette al mattino, sino a quando scalo la vetta di una montagna”.

A seguire, “il nostro” biologo nutrizionista Andrea Fossati, che ha affrontato il tema di come dovrebbe alimentarsi una persona comune e di come avere uno stile di vita equilibrato: “Ricordiamo che l’atleta non si allena e non mangia per star bene, ma per compiere delle imprese e sopporta un grosso stress psicofisico. La persona normale, che vuole allenarsi bene, mangiare bene e vivere serenamente, deve rispettare il proprio corpo e i propri equilibri, compiendo un’attività misurata sulla persona stessa. Questo è il segreto dei popoli più longevi, … si muovono tanto, principalmente camminando, e mangiano poco e bene, rispettando la propria natura di onnivori. La sana alimentazione viene fatta sette giorni su sette”.

Il terzo intervento è del fondatore dell’azienda Rizoma, Fabrizio Rigolio, che ha spiegato come la sua impresa (in senso letterale) sia nata da una grande idea, sorta quasi per caso, tra tre amici, una sera, parlando di specchietti per le moto. Ad oggi, quell’idea si è sviluppata grazie alla passione, alla dedizione e alla continua inventiva, creando un’azienda dal clima collaborativo e che pone alle sue basi la valorizzazione dei dipendenti.

Infine, chiude la serata Filippo Oldrini parlando delle imprese che vede quotidianamente nella realtà di Solidarietà e Servizi. Qui tutti coloro che pensavano di non avere una possibilità vengono accolti e dimostrano di poter fare tanto, mettendosi in gioco e realizzando qualcosa. Si tratta soltanto di dare loro un’occasione.

In conclusione, tutti e quattro i protagonisti dell’evento su una cosa concordano all’unisono: le imprese loro attribuite e ciò che compiono quotidianamente sono guidati dalla passione e dall’amore per quello che fanno, nonché dal desiderio di far star bene le persone, superando i propri limiti se necessario.

 

 

Elisabetta Amoruso

 

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il centro emmea allena i cittadini di san vittore

IL CENTRO EMMEA ALLENA I CITTADINI DI SAN VITTORE

Come ogni anno, il Comune di San Vittore Olona ha organizzato la tradizionale camminata degustativa, aperta a tutti i cittadini, e quest’anno ha invitato anche il Centro Emmea, chiedendo una collaborazione ai nostri professionisti per allenare i cittadini, prima di proseguire con la camminata. Vi vogliamo raccontare la nostra esperienza, …

Abbiamo organizzato una serie di postazioni ciascuna adibita ad un esercizio specifico che veniva ripetuto per 3 serie, ognuna da 10 ripetizioni, insegnando alle persone il corretto movimento. Gli esercizi scelti erano volutamente basilari e tali da poter essere riprodotti anche in casa o all’aperto. Il nostro staff ha avuto il piacere di accogliere persone per tre ore consecutive, senza sosta, ed è stato un momento di reciproco scambio. Perché abbiamo fatto tutto questo?

Lo scopo di comune accordo tra il Centro Emmea e il comune di San Vittore era quello di trasmettere un messaggio importante. Il Comune sta organizzando, da tempo, una serie di incontri di educazione alimentare dei cittadini, tenuti dal dottor Andrea Fossati, e uno degli ultimi appuntamenti ha avuto ad oggetto proprio il tema dello sport e dell’allenamento, dove si è parlato del fatto che una dieta non può essere efficace senza dell’adeguato movimento. Inoltre, sempre nello stesso incontro, abbiamo parlato di come si dovrebbe allenare una persona in funzione dell’età, del sesso, del lavoro che svolge, indicando dei parametri generali, adatti alla quotidianità. Un’attività sportiva salutare non richiede necessariamente grandi prestazioni, ma soltanto molta costanza e un poco di consapevolezza.

A seguito di questi incontri e visto l’interesse manifestato dai cittadini, il Comune ha proposto al Centro di mettere in pratica tutto questo e perché non realizzarlo concretamente allenando le persone dal vivo?

Ci auguriamo di essere riusciti a trasmettere il nostro messaggio di benessere e di cura della persona, le cui chiavi sono sana alimentazione, movimento e serenità e continueremo a lavorare e lottare insieme per promuoverlo. Oggi giorno lo stress, il lavoro, i media, la tecnologia e tanto altro ci alienano dal semplice prenderci cura di noi stessi e ci porta a dimenticare che corpo, mente e salute sono i beni più preziosi che abbiamo.

Un ringraziamento particolare va al Comune di San Vittore per la disponibilità e la fiducia accordata al nostro Centro e un grazie a tutti i cittadini che hanno partecipato.

 

Il Centro Emmea

 

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COME LA GINNASTICA DEL RESPIRO PUO’ MIGLIORARCI LA VITA

COME LA GINNASTICA DEL RESPIRO PUO’ MIGLIORARCI LA VITA

Negli ultimi 15 anni sono state approfondite particolari tecniche di allenamento che permettono di stimolare in modo specifico i muscoli della respirazione. Questo perchè i muscoli inspiratori possono affaticarsi durante l’esercizio comune e possono peggiorare la prestazione, sia di una persona nello svolgimento della comune vita di relazione, sia di un atleta durante lo sport.

A tal proposito, l’allenamento respiratorio di resistenza (RMET) può prolungare l’esercizio aerobico a intensità costante. Stimolando la respirazione con apposito esercizio svolto in iperpnea isocapnica, si potrà agire migliorando: mobilità della gabbia toracica e della colonna, coordinazione della respirazione, postura e atteggiamento nel funzionale quotidiano, la prestazione grazie all’allenamento della muscolatura respiratoria. 

Cosa e’ SpiroTiger

SpiroTiger® è l’unico sistema di ginnastica del respiro che allena in modo specifico la resistenza della muscolatura respiratoria (RMET), portando tutti i benefici appena citati.

Tale strumento è facile, sicuro e permette di svolgere l’allenamento ovunque. Saranno sufficienti da 5 a 10 minuti, 1 o 2 volte la settimana. Tutti, anche bambini e anziani, possono ottenere un miglioramento della forma fisica e della qualità di vita in modo duraturo. 

Ecco i vari ambiti in cui si possa trovare giovamento dall’allenamento del respiro con Spirotiger.

Prestazione: il giusto allenamento verso il successo.

Le tecniche di allenamento con SpiroTiger, offrono grandi benefici agli sportivi per incrementare le proprie prestazioni o, dopo un infortunio, per ritornare alla pratica in tempi brevi. Integrando Spirotiger nei piani di preparazione è possibile allenare: resistenza aerobica, velocità e mobilità dei muscoli del tronco, con un rapido miglioramento della coordinazione delle fasi respiratorie.

Salute e Riabilitazione: in fase riabilitativa e preventiva o per la rieducazione posturale.

Un allenamento attivo con Spirotiger contrasta il lento decadimento fisico che colpisce i muscoli respiratori di pazienti affetti da patologie polmonari. È indicato in tutte le sofferenze della respirazione (affanno, respiro corto, russamento, dispnea, BPCO, asma da sforzo, apnee notturne, mucoviscidosi/fibrosi cistica) e delle malattie neuromuscolari, malattie reumatiche, para/tetraplegia, sofferenze della colonna (lombare o cervicale croniche). È caldamente consigliato nelle fasi pre-post operatorie, dopo un parto, (riabilitazione del pavimento pelvico, diastasi) o nel recupero di una lesione muscolare (grazie alla riattivazione del microcircolo e del fondamentale rilascio di ormone della crescita (GH).

Fitness Metabolico: per mantenere il proprio stato di forma e salute.

Anche per le persone attive che fanno regolarmente movimento, l’allenamento funzionale delle capacità respiratorie con Spirotiger rappresenta un valido sostegno nella prevenzione e nella cura di tutte le patologie metaboliche. Studi portati a termine da eminenti Università e IRCCS su soggetti sani e obesi hanno evidenziato come la pratica allenante con Spirotiger favorisce un miglioramento del metabolismo e una significativa riduzione del peso corporeo rivelandosi un’efficace prevenzione della sindrome metabolica.

Equilibrio e forma: dolori cronici alla schiena e affanno

Coordina e rinforza tutta la muscolatura del tronco e della schiena, migliorando la stabilità della colonna in modo durevole: in tempi brevi si ottiene una riduzione dei dolori dovuti all’errata postura e una migliore percezione del proprio corpo e delle meccaniche ventilatorie. 

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FAME NERVOSA? LA FORZA DI VOLONTÀ NON C’ENTRA

In genere, quando sentiamo parlare di qualcuno che soffre di frequenti attacchi di fame nervosa, il primo pensiero è che si tratti di “gola” oppure ci giustifichiamo con frasi come “sono una buona forchetta” “non riesco a controllarmi”.

Su tali basi, i consigli più comuni per evitare la fame nervosa sembrano essere:

  • Non comprare “schifezze” per non cadere in tentazione.
  • Tenere a portata di mano frutta secca o yogurt per distogliere l’attenzione.
  • Ingannare la mente, distrarsi, non pensarci.
  • Bere un bicchiere d’acqua.
  • Mettere una catena al frigorifero (!)

Avete mai provato a metterli in pratica? Scommetto di sì e scommetto anche che hanno funzionato per un periodo di tempo limitato, poi un bel giorno vi è sembrato che l’impulso di mangiare abbia preso il sopravvento e, senza rendervene conto, avete “perso il controllo”.

Posso immaginare il vostro stato d’animo: senso di frustrazione, sensazione di non valere abbastanza e di essere un fallimentoL’autostima è in picchiata libera.

Fame nervosa ed emozioni

Diciamocelo una volta per tutte: la fame nervosa ha a che fare con le emozioni, non con la forza di volontà.

Chi soffre di forte fame nervosa tende a non entrare in contatto con ciò che prova (emozioni) né tiene conto di ciò che vorrebbe (bisogni). Lo fa in maniera automatica, quasi senza rendersene conto. Sente che qualcosa gli frulla dentro, ma fatica a identificarlo. Così, quelle emozioni non indentificate prendono la forma di un’irrefrenabile voglia di mangiare.

Tutti gli attacchi di fame nervosa hanno a che fare con le emozioni inespresse, represse, negate. E quelle stesse emozioni inascoltate diventano fame e trovano la voce attraverso il cibo.

Facciamo un esempio pratico per capirci meglio.

Noi siamo dei palloncini, le emozioni sono acqua. Ogni volta in cui non abbiamo un posto in cui mettere l’acqua, la buttiamo dentro al palloncino. Quando il palloncino è pieno, straborda e l’acqua esce fuori all’improvviso, non sembra esserci modo di contenerla.

Lo stesso accade a noi: ogni volta in cui non ascoltiamo o non diamo voce a una nostra emozione (ad esempio, sono arrabbiato e mi stampo un sorriso sulla faccia), la buttiamo dentro di noi. Butta dentro un giorno, butta dentro un altro, esplodiamo e quell’esplosione corrisponde, per alcune persone, a un fortissimo impulso di mangiare.

In conclusione, la forza di volontà ha esattamente l’effetto opposto a quello sperato: più ci imponiamo di essere rigidi, più le nostre emozioni rimangono inascoltate e premono dentro di noi, fino all’esplosione (abbuffata). Lì si crea il circolo vizioso, perché il giorno dopo l’abbuffata ci si impone di essere ancora più rigidi nel seguire la dieta e questo porta ad ascoltarsi ancora meno e, quindi, a nuove future esplosioni.

Fame nervosa: cosa fare?

L’unico modo per uscire dal tunnel della fame nervosa è quello di ascoltarsi. Certo, è difficilissimo.

È possibile iniziare facendo una mappa dei diversi attacchi di fame nervosa. In pratica, dopo l’attacco è bene provare a fermarsi e cercare di capire quando si sia verificato quali pensieri stessero passando per la vostra testa e quali emozioni potessero esserci in quel momento.

Scoprirete che, con un po’ di allenamento, è possibile rintracciare un filo conduttore tra i diversi attacchi di fame nervosa. C’è chi tende a smangiucchiare perché reprime la rabbia, chi perché non tollera di rimanere da solo, chi perché si è sentito impotente e frustrato. Ognuno ha le sue ragioni e, per affrontare davvero la fame nervosa è necessario comprenderle (altro che forza di volontà!).

 

Psicologa Alessia Romanazzi

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Sindrome di Hoffa

Sindrome di Hoffa o Hoffite: una delle cause di dolore anteriore del ginocchio

La sindrome di Hoffa, detta anche Hoffite, è una condizione patologica che si caratterizza per un dolore al ginocchio in sede anteriore e che può divenire anche fortemente limitante.

Nella regione anteriore del ginocchio il legamento rotuleo collega la rotula con la tibia e partecipa ai movimenti di flesso estensione del ginocchio stesso. La rotula, posteriormente, è adagiata su una specie di cuscinetto di grasso, un tessuto adiposo detto appunto corpodiHoffa. Questa struttura è fondamentale per garantire il corretto scorrimento della rotula durante il movimento di flesso estensione.

In taluni casi, il dolore anteriore del ginocchio può essere dovuto non ad una infiammazione della rotula o del tendine rotuleo, ma proprio ad una infiammazione del cuscinetto stesso. A causa della vicinanza delle strutture tra di loro i sintomi irritativi del cuscinetto possono essere scambiati per la sindrome rotulea

Come viene la sindrome di Hoffa?

Comunemente il processo di infiammazione di questo cuscinetto è conseguente ad un trauma contusivo compressivo; in genere questo evento meccanico determina uno schiacciamento del cuscinetto adiposo tra il condilo femorale e la rotula. Il cuscinetto, irritato, si gonfia a seguito del processo infiammatorio e si pone in attrito con le strutture circostanti. In questo circolo vizioso si innesca il quadro clinico della sindrome di Hoffa. Fattori biomeccanici pertanto che possono predisporre un individuo a una tale condizione sono il recurvatum di ginocchio, un’inclinazione pelvica anteriore o un’anomala struttura muscolare del quadricipite, nonché un trauma diretto.

Sintomi della sindrome di Hoffa:

  • dolore e gonfiore intorno alla parte inferiore e sotto la rotula
  • dolore nell’iperestensione del ginocchio o nell’accosciamento prolungato

Come si cura?

Metodi tradizionali nel trattamento della sindrome di Hoffa sono:

  • riposo da corsa, balzi e posture con ginocchio piegato in modo prolungato
  • crioterapia per ridurre dolore e infiammazione
  • anti-infiammatori non steroidei e steroidei
  • kinesiterapia: tecarterapia-laserterapia
  • esercizi di rinforzo muscolare settoriale
  • taping neuromuscolare: spesso il supporto della rotula attraverso il nastro kinesiologico può ridurre l’attrito delle strutture circostanti, specie durante le attività sportive.

Andrea Pradella

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