IL MASSAGGIO LINFATICO MANUALE: IL METODO EMIL VODDER

Il Metodo Emil Vodder è una metodica di massaggio che utilizza manovre a bassa pressione per stimolare la circolazione linfatica,  esplicando, quindi, il suo effetto a livello dei tessuti superficiali (cute e sottocute) e non sulla fascia muscolare.

Le origini

Pensate che la conoscenza parziale del sistema linfatico risale sin all’antica Grecia. Si tratta del complesso di capillari, vasi linfatici e organi del nostro organismo adibiti al drenaggio e alla circolazione della linfa degli interstizi presenti tra le cellule. Il primo a gettare le basi del linfodrenaggio, tecnica che agevola l’attività del sistema linfatico, fu un chirurgo austriaco e, poi, la sua metodica fu ripresa da un dottore in biologia, Emil Vodder. Quest’ultimo sviluppò il massaggio drenante linfatico che chiamò “drenaggio linfatico manuale secondo il metodo Vodder”.

L’efficacia

Questo tipo di massaggio si rivela efficace anche quando non si deve risolvere un problema prevalentemente estetico, ma ci si trova di fronte a situazioni patologiche. L’efficacia del massaggio linfatico, oltre che alla precisione della spinta, ha la peculiarità di avere una giusta direzione; la linfa segue un percorso a senso unico, durante il quale passa nei linfonodi, dove avviene un processo di purificazione, prosegue nel dotto toracico e nel dotto linfatico, per poi tornare nel sangue attraverso le vene succlavie.

Ha una peculiarità che lo contraddistingue dagli altri massaggi: si effettuano manovre circolari sulle maggiori stazioni linfonodali di apertura, partendo alla base del collo. Se non si approccia con questa metodologia, non è da considerare un massaggio linfatico drenante.

I benefici

Gli effetti e i benefici del massaggio linfatico drenante sono molteplici:

  • effetto anti edemi e viene utilizzato in presenza di gonfiori, ristagni che si localizzano in genere sugli arti inferiori o superiori .
  • Effetto cicatrizzante, quando su di una parte del corpo sono presenti delle ferite o ulcere.
  • Effetto immunizzante: l’aumento delle difese immunitarie è uno dei processi più importanti, il trattamento aiuta a risolvere problemi causati dell’acne, dalle ferite accidentali.
  • Effetto rigenerante, fondamentale in campo estetico per mantenere più a lungo possibile un aspetto giovanile, restituire ai tessuti una vitalità nuova.
  • Effetto rilassante: il trattamento manuale molto lento e ritmico assicura sempre un effetto rilassante; ci si sottopone al massaggio linfatico se ansiosi o affaticati e ridona benessere psicofisico.
  • Effetto stimolante sulla microcircolazione, fondamentale per la prevenzione ed il trattamento di disturbi quali cellulite e couperose.

In conclusione, quindi,  si tratta di un massaggio adatto sia in campo terapeutico con eventuali bendaggi, sia in campo estetico.

 

Elena Roberta Ferrario

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LA VITAMINA C: PREVENIAMO L’INFLUENZA E NON SOLO!

La vitamina C, o acido ascorbico, è una vitamina idrosolubile indispensabile per l’organismo. Già più di un secolo fa ci si rese conto che la sua carenza era causa di una grave malattia: lo scorbuto. Tuttavia, ad oggi, sono state scoperte molte altre importanti funzioni che essa svolge. La vitamina C, infatti, è un potente antiossidante e coadiuva l’assorbimento del ferro nell’intestino. Partecipa, inoltre alla sintesi del collagene (una proteina adibita alla rigenerazione del tessuto connettivo di pelle, legamenti e ossa), aiuta a combattere condizioni di stress e recenti studi confermano che sia una valida terapia antitumorale. Ancor più nota è la sua efficacia immuno protettiva da infezioni batteriche, raffreddori e influenze di stagione.

Quindi, è evidente come tale vitamina sia fondamentale per la vita, tanto che la maggior parte degli esseri viventi è in grado di produrla e sintetizzarla da sé. Tuttavia, vi sono delle eccezioni, poiché ad alcune specie manca l’enzima chiave necessario alla sua sintesi; tra queste le cavie, le scimmie e anche l’uomo. Di conseguenza, il nostro fabbisogno può essere soddisfatto dal solo apporto dietetico e diviene fondamentale per noi introdurla dall’esterno, attraverso l’alimentazione e l’integrazione.

Questo fattore comporta per l’uomo il rischio di incorrere in gravi e pericolose carenze, a maggior ragione se si tiene presente che, trattandosi di una vitamina idrosolubile, la Vitamina C viene trattenuta per non più di tre-quattro ore nel nostro corpo e viene facilmente smaltita, attraverso sudore e urine. Per questo motivo andrebbe assunta diverse volte al giorno.

Le fonti ideali da cui assumerla sono prodotti freschi quali frutta e verdura, poiché la Vitamina C è molto instabile al calore e rischia di essere distrutta con la cottura degli alimenti (tra gli alimenti con maggior contenuto ricordiamo kiwi, agrumi, fragole, papaya, ortaggi a foglia verde, broccoli, pomodori, etc.). Purtroppo, ad oggi se consideriamo la freschezza dei nostri alimenti, conservati per lunghi mesi in serre, nella maggior parte dei casi il contenuto effettivo di Vitamina C sarà andato perduto, motivo per cui consigliamo di utilizzare un buon integratore concentrato, per essere certi di assumerne un quantitativo adeguato.

Ma quanta assumerne? La dose solitamente consigliata dai parametri nazionali ed europei è di circa 60-90 mg al giorno. Tuttavia, tale quantitativo risale ai primi studi effettuati sulla Vitamina C, quando era nota come sola causa di prevenzione dello scorbuto. Dati i numerosi benefici emersi negli ultimi anni e considerato quanto indispensabile sia per il nostro organismo, recenti studi confermano che il quantitativo di Vitamina C dovrebbe arrivare sino a 2 grammi circa, distribuiti nell’arco della giornata.

 

Andrea Fossati

Elisabetta Amoruso

 

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CALDO E FREDDO A CONFRONTO: TERMOTERAPIA O CRIOTERAPIA?

Lo stress psico-fisico è l’effetto di stili di vita e abitudini radicate nel tempo, cosi come l’assenza di movimento peggiora la capacità di riconoscere i segnali del proprio corpo e la conseguente gestione del dolore.

Sforzi fisici, emotivi e mentali, nonché traumi e patologie sono tutti elementi che concorrono a far sì che il dolore sia più o meno tollerato, cambiando però le nostre abitudini.

A tal proposito, in questo articolo, faremo un po’ di chiarezza sulle metodiche di utilizzo delle sorgenti termiche a disposizione per attenuare i problemi più frequenti. Ecco una guida pratica, immediata e da sfruttare nelle circostanze di tutti i giorni: come e quando utilizzare il CALDO o il FREDDO? Termoterapia o crioterapia?

Questo riassunto mostra come muoverci:

  • il caldo è utile per contratture, artrosi, dolore cronico, insufficienza circolatoria e rigidità articolare; i suoi effetti sono quelli di rilassare la muscolatura, aumentare l’elasticità dei tessuti, attivare la circolazione e il metabolismo. Si consiglia di fare trattamenti per un massimo di 3 volte al giorno per almeno 30 minuti.
  • Il freddo, invece, è utile per le forti infiammazioni, traumi recenti, i dolori acuti, le neuropatie ed edemi infiammatori; ha come effetti di ridurre l’infiammazione e il dolore e un effetto di vasocostrizione. Si consigliano dei trattamenti da 3 a 5 volte al giorno per 20 minuti al massimo.
  • Infine, elementi comuni al caldo e al freddo, sono l’essere utili in caso di edemi venosi, linfedemi, dolore cronico, traumi post-acuti o infiammazione lieve. Hanno come effetto di favorire il drenaggio e il metabolismo e di produrre un effetto antalgico duraturo. Si consiglia di effettuare cicli circa 3 volte al giorno, con 6-8 cicli alternati da 30-45’’.

 

UN ESEMPIO PRATICO: IL TORCICOLLO

Ci sarà capitato almeno una volta nella vita di lamentare un torcicollo e, spesso, iniziamo a pensare a ritroso a quello che abbiamo fatto la sera prima, dove siamo stati, etc.

Chiariamo innanzi tutto cos’è: si tratta di una patologia infiammatoria che coinvolge i muscoli del collo e delle spalle con evidenti contratture di difesa organizzate; di solito la testa si inclina verso la spalla controlaterale e si percepisce un dolore acuto al tatto e al movimento.

Andando un po’ più sul tecnico, i principali muscoli interessati sono: lo sternocleidomastoideo, il trapezio, l’elevatore della scapola, i romboidi, gli scaleni e il sovraspinato.

Le cause del torcicollo

Le cause del torcicollo sono molteplici e concatenate tra loro, quali dell’attività sportiva eseguita in maniera non ottimale, con carichi pesanti e superiori alle nostre capacità o con movimenti errati che pregiudicano l’equilibrio del tratto cervicale; una posizione durante il sonno con cuscini troppo alti o troppo bassi; il lungo tempo passato in ambienti con temperature troppo basse o dove sono presenti correnti d’aria; oppure ancora, può trattarsi di insorgenza del dolore lenta senza apparenti segnali precedenti.

Detto ciò vediamo cosa non fare:

  • massaggi e ginnastica “fai da te”;
  • eccessivo uso di antidolorifici: un uso superiore a 3 giorni, per 2 volte al giorno, è indice che la sintomatologia è ancora presente e per tanto va interrogato il medico nuovamente;
  • riposo eccessivo: un tratto muscolare infiammato ha necessità di riposo, ma se troppo si ottiene rigidità, ossia l’effetto sbagliato;
  • attività sportiva senza una tregua, col pensiero “tanto mi passa”;
  • mantenere posizioni errate al lavoro, sul divano, in auto, etc.

Cosa, invece, possiamo fare:

  • in primis applicazioni fredde nei primi 2 giorni: la fase acuta va contrastata solo col freddo, pertanto si potrà utilizzare un asciugamano bagnato lasciato in frigorifero, le sacche a impatto protette da un canovaccio, etc.
  • passati i primi giorni possiamo applicare impacchi tiepidi ed infine caldi. Certamente la nostra sensazione di benessere ci dirà se è il momento corretto;
  • nella fase notturna, cerchiamo di dormire senza cuscino, rigorosamente supini (a pancia in su) per i primi due giorni, e valutiamo se il nostro è un cuscino di ultima generazione; prestare particolare attenzione alle notti in albergo, dove il nostro corpo viene messo a dura prova con l’ambientamento al nuovo letto e cuscino;
  • rivolgersi ad un terapista che vi possa consigliare e manipolare nei tempi e nei modi corretti: manovre dolci, taping neuromuscolare, tecar terapia;
  • mantenere la zona riparata per il tempo necessario alla guarigione, solitamente 4/7 giorni;
  • per l’assunzione di farmaci: rivolgersi al medico curante, magari ortopedico, spiegando l’insorgenza e il decorso.

Il riscontro ottenuto attraverso questo procedimento è più che soddisfacente, pertanto consiglio vivamente di ascoltare il proprio corpo e affidarsi come sempre al proprio terapista di fiducia anche solo per un consiglio.

 

                                                                                                                                             Andrea Pradella

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DIETA E ALLENAMENTO A CASA: GLORIA PERDE 9 KG E TORNA A VEDERSI BENE!

Intervistiamo Gloria che ci racconta il suo percorso: “la dieta non basta. Allenarsi a casa è stata la svolta e ora non solo ho perso peso, ma mi vedo e mi sento bene!”

 

Una corretta alimentazione per perdere peso, spesso, non è sufficiente se non accompagnata da un’attività fisica di tonificazione. Si corre il rischio, infatti, di dimagrire perdendo sì grasso, ma soprattutto muscolo (massa magra), per poi arrivare, dopo tanti sacrifici, ad uno stallo del peso.

E proprio al punto dello stallo, tante donne iniziano a perdere motivazione e, quando si propone loro di abbinare dell’attività fisica, anche minima, si rifiutano per mancanza di tempo, di voglia, o di disponibilità. Abbiamo pensato, quindi, ad una soluzione: un piano di allenamenti a casa. Si tratta di un programma che prevede un incontro al mese presso il nostro studio, dove si mostra e si prova insieme un allenamento a circuito, tranquillamente autogestibile in casa con strumenti quali: un tappetino, degli elastici di resistenza e delle bottiglie d’acqua. Negli incontri successivi, sempre mensili, si modifica e si cambia la scheda con un check dei risultati.

Per le poche temerarie, che in questo primo tentativo, hanno portato avanti il programma fino in fondo, senza demordere, i risultati sono stati sorprendenti. Ecco l’esperienza di Gloria.

“Buongiorno Gloria, all’età di 34 anni hai deciso di intraprendere una dieta per la perdita di peso presso il nostro studio e a metà del percorso hai iniziato a partecipare agli allenamenti a casa. Quanto peso hai perso di preciso?”

“In totale ho perso 9 kg. Con la dieta avevo iniziato a perdere 4.5 kg, ma non mi vedevo per niente bene, e mi sono rivolta al Dott. Fossati, perché mi sentivo “molle” e senza forma, soprattutto nei punti critici per una donna. Al che mi sono stati proposti gli allenamenti a casa e già subito dalla prima settimana ho perso 1,5 kg, poi i successivi, ma cambiando anche forme.”

“Come ti sei gestita a casa e con i tuoi impegni?”

“Al principio è stata dura, tuttavia, mi sono imposta di ripetere il circuito 3 volte durante la settimana ed ho aggiunto un paio di camminate. Mi sono resa conto che di settimana in settimana il circuito diveniva sempre più fattibile e che mi richiedeva davvero poco tempo, … quaranta minuti in tutto ed ero anche più carica per il resto della giornata. Inoltre, l’idea di fare un check con il Personal Trainer dello studio una volta al mese, mi incentivava ad essere costante”.

“E oltre alla perdita di peso, che differenze hai notato da quando hai inserito gli allenamenti a casa?”

“Beh, le differenze sono state moltissime. Innanzitutto, una questione di sensazione, ossia sono diventata più carica ed energica, e non solo dopo l’allenamento, ma anche nella quotidianità. Ero più attiva, sorridente e positiva, al punto che la gente ha iniziato ad accorgersi, cosa che mi ha portato ad essere sempre più stimolata a perseverare, … finalmente dopo tempo mi stavo occupando di me stessa”.

“E fisicamente?”

“Beh, tutt’un’altra cosa, … i glutei si sono alzati, mentre, con la sola dieta erano scesi; i vestiti di un tempo mi calzavano bene e le gambe si sono modellate. Persino le braccia, che vedevo molli, hanno iniziato a rassodarsi. Il problema è stato che ho iniziato a fare shopping in continuazione! Ci tengo a ribadire che se stiamo bene con noi stesse, traspare e tutto diventa un incentivo per andare avanti.”

“E ora che hai raggiunto l’obiettivo?”

“Ora sto attuando il piano di mantenimento alimentare, senza alcun timore, poiché ho imparato a conoscermi e a gestire il mio corpo. Ho intenzione, inoltre, di proseguire con gli allenamenti a casa, che ormai fanno parte della mia routine, … Adoro questi circuiti, perché posso farli comodamente a casa, senza spostarmi, senza prepararmi per uscire e perdendo pochissimo tempo. E’ stato l’unico modo che mi ha concesso di mantenere la costanza. Ora mi sento per la prima volta, dopo tanto tempo, bella e in forma.”

“Grazie Gloria di averci raccontato la tua esperienza, … hai qualche consiglio da dare alle altre donne?”

“Consiglio a tutte coloro che vogliano intraprendere un percorso di perdita di peso di abbinare dell’attività sportiva, che, tra l’altro, aiuta a star bene non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Infine, vorrei dire a tutte quante: abbiate voglia di investire su di voi, dimostrate a voi e agli altri cosa potete fare e scoprite quanto potete star bene, … (si commuove) …per me è stato un viaggio interiore, fatelo per voi e soprattutto imparate a tirarvela un po’, quando smetti di tirartela vuol dire che non ti vuoi più bene!!”

Il nostro consiglio? Se volete ottenere buoni risultati da un piano alimentare, abbinate dello sport, anche poco se iniziate da zero, purché sia costante e mirato… oltre a perdere massa grassa, l’obbiettivo deve essere guadagnare massa magra.

 

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IL TRATTAMENTO OSTEOPATICO NEL NEONATO. UN VALIDO AIUTO PER UNO SVILUPPO ARMONICO DEL BAMBINO.

Fin dalle prime settimane di vita ci si può rivolgere ad un Osteopata per effettuare un controllo del neonato a scopo preventivo o curativo. Il vantaggio consiste nel fatto che l’osteopatia non ha effetti collaterali! Non prevede l’uso di farmaci e non è invasiva per il bambino. Inoltre, quando sono molto piccoli i bambini rispondono particolarmente bene e in tempi rapidi al trattamento. L’osteopatia può essere un’ottima soluzione, a fronte di deformazioni delle strutture anatomiche, dovute a parti lunghi e difficili, oppure dovute alla posizione del feto nell’utero.

In questi casi il bambino potrebbe presentare segni visibili, come ematomi, o contusioni non visibili, come per esempio una compressione delle suture craniche o di altri tessuti. O ancora, potrebbe presentare segnali quali, occhi gonfi, ossa parietali deformate, naso appiattito e asimmetrico, presenza di plagiocefalia (testa deformata), un braccio che giace flaccido, senza movimento.

Purtroppo, traumi come questi possono influenzare e rendere difficoltosi i primi atti di vita del bambino, fondamentali nella sua prima fase di crescita e sviluppo, come la suzione, la deglutizione, la respirazione, il drenaggio (ossia il flusso linfatico e venoso proveniente dalla regione cranica) e il sonno. Inoltre, il neonato potrebbe soffrire di disagi quali: coliche gassose, problemi respiratori (anche allergie), stitichezza, rigurgiti, etc. …

In tutti questi casi l’intervento osteopatico può risolvere prontamente il problema, o meglio ancora, prevenire le relative conseguenze. Si può procedere, infatti, ad una valutazione osteopatica delle strutture del bambino, delle sue condizioni generali e del suo stato di sviluppo sin dalle sue prime settimane di vita, dalla fine della prima settima in poi. Naturalmente, la valutazione non ha ad oggetto le funzioni vitali, che verranno verificate opportunamente dalla struttura ospedaliera, subito dopo il parto.

In generale, comunque, vanno distinte alcune particolari patologie, disfunzioni o limitazioni neurologiche che portano a un pericolo per la prognosi vitale del bambino (emergenza respiratoria, danni neurologici centrali o periferici, malformazioni di organi ecc.). In questi casi, infatti si tratta di emergenze pediatriche e non legittimano l’utilizzo di un trattamento osteopatico dopo il parto.

In conclusione, l’osteopatia pediatrica utilizza un approccio non invasivo che, grazie a tecniche manipolative dolci e non dolorose, stimolano la capacità dell’organismo di autoguarirsi. Soprattutto per i bambini più piccoli l’Osteopata svolge un lavoro volto alla stimolazione del sistema nervoso vegetativo per portare ad un equilibrio tensionale e a una crescita omogenea.

Simona Chiapparini

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LA VITAMINA D: IL SOLE CI FA BENE!

La vitamina D è una vitamina liposolubile e come tutte le vitamine liposolubili (A, D, E, e K) viene rilasciata, assorbita e trasportata insieme ai lipidi ingeriti con la dieta. Grazie a questa caratteristica, a differenza delle vitamine idrosolubili che vengono escrete rapidamente con le urine, le vitamine liposolubili accumulandosi nel fegato e nel tessuto adiposo raramente diventano carenti nel nostro organismo anche se, a seguito di un’ alimentazione sbilanciata, questo può accadere.

La vitamina D, indispensabile per il nostro organismo, è infatti importante per la salute ossea, perchè una sua carenza può portare al rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti; è altresì in grado di promuovere a livello intestinale l’assorbimento del calcio e del fosforo e a livello plasmatico la loro concentrazione. E’ presente in varie forme nel nostro organismo, le più importanti sono l’Ergocalciferolo (D2) e, soprattutto, il Colecalciferolo (D3). Si tratta di forme “preattivate” (ossia non attive biologicamente) che l’organismo attiverà, attraverso una serie di reazioni, a livello del fegato e del rene.

L’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale per l’assunzione della vitamina D, la D2 infatti la troviamo in alcuni alimenti vegetali, come i funghi, mentre la D3 in alimenti come pesce, carne, uova e latticini; inoltre il nostro organismo è in grado di sintetizzarla a seguito di esposizione solare. Questo spiega il motivo per cui nei popoli nordici, ma anche in noi “cittadini” è più facile trovare carenze di questa vitamina.

La dose giornaliera consigliata per la vitamina D (RDA) è circa 15–25 μg al giorno che corrispondono a circa 1000 unità internazionali (UI). Perché misuriamo la vitamina D in unità internazionali? Le unità internazionali (UI) sono un’unità di misura utilizzata a livello internazionale e corrispondono alla quantità di sostanza che provoca un determinato effetto biologico (naturalmente il rapporto UI/μg sarà diverso per ciascun integratore o vitamina, ossia, per ogni sostanza occorrerà un diverso quantitativo, per produrre il suo effetto). Poiché la vitamina D è presente in natura in forme diverse, ciascuna con una diversa attività biologica, l’UI ci permette di confrontare diverse forme e preparazioni di vitamina D, che a parità di UI, avranno il medesimo effetto. I μg, invece, indicano solo la quantità fisica della sostanza, a prescindere dal diverso effetto biologico di ciascuna forma. L’equivalenza è all’incirca: 1 μg di colecalciferolo = 40 UI.

In conclusione, per soddisfare il nostro fabbisogno di vitamina D, cercate regolarmente occasioni per esporvi al sole (una passeggiata, sedersi su una panchina, etc.), prediligete alimenti che la contengano e, se siete vegetariani, valutate l’idea di utilizzare un integratore che in ogni caso può essere una buona strategia per tutti, soprattutto nei mesi invernali.

Andrea Fossati

Elisabetta Amoruso

 

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SAVERIO GALLELLO, DI NUOVO SUL PODIO, COME CAMPIONE PROVINCIALE AL CAMPIONATO CICLISTICO PIEMONTESE

Saverio Gallello, vince il titolo di Campione Provinciale al Campionato Ciclistico Regionale Piemontese.

 

Per il Centro Emmea è fonte di orgoglio sapere che l’atleta Saverio Gallello, preparato e seguito a livello nutrizionale dal dottor Andrea Fossati, si è aggiudicato il primo posto, stavolta con il titolo di Campione Provinciale alla competizione Piemontese.

Sabato 6 Luglio 2019, si è tenuta la Prova Unica Di Campionato Regionale, presso Nibbiola (NO), organizzata dal GRUPPO CICLISTICO ’95 NOVARA, in collaborazione con C.S.A.In. (Centri Sportivi Aziendali e Industriali).

E’ stata lunga e impegnativa la preparazione per questa gara, ma alla fine il nostro atleta è riuscito a salire sul podio al primo posto!

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L’ACIDO FOLICO (O VITAMINA B9), PROPRIETA’ E BENEFICI

I folati e l’acido folico sono vitamine del gruppo B (B9) e rientrano nella categoria delle vitamine idrosolubili cioè quelle che si sciolgono in acqua e che vengono eliminate attraverso le urine.

Folato e acido folico sono la stessa molecola. Con “folato” si indica la vitamina nella sua forma naturalmente presente negli alimenti, mentre con il termine “acido folico” ci si riferisce alla sua forma ossidata che ritroviamo nei formulati vitaminici quali barrette, cereali, yogurt a cui viene aggiunto.

Le sue funzioni

La vitamina B9 svolge funzioni essenziali, in particolare viene utilizzata dal nostro organismo per la produzione di nuove cellule. Essa è essenziale per la sintesi delle proteine e del DNA, nonché per la formazione dell’emoglobina (sostanza necessaria per il trasporto di ossigeno nel sangue). Inoltre, è particolarmente importante per i tessuti che vanno incontro a processi di sviluppo come per esempio, i tessuti embrionali.

Infine, è in grado di abbassare i livelli di omocisteina, un amminoacido che, se presente ad alta concentrazione, aumenta l’incidenza di rischio cardiovascolare.

Dove trovarlo

I folati sono ampiamente presenti in alimenti quali verdure verdi a foglia larga, legumi, lievito e fegato e sono, quindi, facilmente assimilabili. Tuttavia, è bene ricordare che, trattandosi di vitamine idrosolubili, sono molto sensibili all’aria, alle alte temperature, alla luce e all’acidità, con conseguente rischio di perdere i loro benefici a fronte di cottura, trasformazioni alimentari, ossidazione, etc., …

Carenza e rischi: attenzione al feto

Pur trattandosi di una vitamina assimilabile senza difficoltà con l’alimentazione, recenti studi hanno riscontrato che la carenza da acido folico è una delle più comuni tra le carenze vitaminiche. Questo accade soprattutto in casi di aumentato fabbisogno, come in gravidanza, oppure quando si verifica un cattivo assorbimento per patologie intestinali, alcolismo o a causa di farmaci. Ma quali conseguenze porta la carenza di vitamina B9?

Ecco i due principali rischi in cui si incorre:

 

  • ANEMIA MEGALOBLASTICA: comporta, come ogni anemia, una minore produzione di emoglobina nel sangue, con conseguente ridotta capacità di trasporto dell’ossigeno. Può essere dovuta sia ad una carenza di acido folico che di vitamina B12, quindi, qualora venga riscontrata, è opportuno indagare su quale vitamina andrà integrata.
  • MALFORMAZIONI DEL FETO, IN PARTICOLARE DEL TUBO NEURALE. Il tubo neurale è la struttura che nel feto darà origine al sistema nervoso centrale ed è stato riscontrato che una carenza di Folati può essere causa di malformazioni. Per questa ragione è essenziale che la donna in gravidanza assuma un adeguato quantitativo di acido folico (almeno 0,4 mg al giorno), in quanto la fase di sviluppo dell’embrione nelle prime settimane di vita è dipendente dal Folato.

 

In conclusione, la vitamina B9 deve essere regolarmente presente nella nostra dieta, soprattutto nelle donne in età fertile e diviene indispensabile per le donne in stato di gravidanza e qualora l’apporto derivante dalla dieta non fosse sufficiente, sarà necessario assumerla con integratori specifici.

Andrea Fossati

Elisabetta Amoruso

 

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NICO VALSESIA E LA SUA “DIETA DA ATLETA”. INTERVISTA AL DOTTOR FOSSATI, SUO NUTRIZIONISTA E PREPARATORE

È ormai nota la collaborazione tra il dott. Andrea Fossati, biologo nutrizionista titolare del Centro Emmea, e l’atleta recordman Nico Valsesia, in vista della sua scalata verso l’Everest del 2020. Abbiamo intervistato il dottor Andrea Fossati, che ci racconterà, per ciò che gli è permesso anticiparci, cosa dovrà fare l’atleta sotto il profilo nutrizionale per ottenere il massimo dalla sua prestazione.

Come vi siete incontrati e chi ha cercato chi?

Dottor Fossati: “A dire il vero, Nico Valsesia mi ha cercato tramite il suo pubblicitario Matteo Toia, dell’Associazione Think Soluzioni Creative di Busto Arsizio. A seguito di una chiacchierata informale, Nico è rimasto entusiasta  dell’incontro e ha deciso di far partire la nostra collaborazione”.

Ha mai seguito un atleta di tale livello?

Dottor Fossati: “Nella mia carriera ho seguito diversi atleti di altre discipline in competizioni Iron Man, Randonné e Granfondo. Tuttavia, un’impresa come questa è più unica che rara e confesso che è la prima volta che mi capita una sfida di questo calibro. Nico Valsesia è un atleta di altissimo livello e grande coraggio, motivo per cui andrà preparato nel migliore dei modi”.

Qual è la vera sfida sotto il profilo nutrizionale? Immagino che sia una grossa responsabilità preparare un atleta che si troverà in condizioni così estreme.

Dottor Fossati: “In realtà non sono tanto le condizioni estreme che ci preoccupano… Il vero problema è che Nico percorrerà ben 1000 km in bici e 100 a piedi fino a scalare l’Everest. L’atleta durante il percorso avrà bisogno di avere sempre a disposizione dei pasti perfetti a livello di macronutrienti, ma immediatamente disponibili e che sia possibile portare con sé in uno zaino. Per risolvere questo disagio, la soluzione a cui stiamo pensando è quella di realizzare delle barrette estremamente compatte, create ad hoc per l’atleta e che siano nutrizionalmente perfette. L’idea è quella di ispirarsi alla cosiddetta ‘razione K’, ossia il kit di sopravvivenza che veniva realizzato per i soldati durante la Seconda Guerra Mondiale. Altro problema, sarà affrontare la mancanza di ossigeno in quota. Quindi, stiamo pensando a delle tecniche di supercompensazione del glicogeno epatico e muscolare per farvi fronte”.

Il protocollo nutrizionale di cui si dovrà occupare riguarda soltanto la fase preparatoria alla prestazione o anche la fase durante la scalata verso l’Everest?

Dottor Fossati: “Non si può parlare di una vera propria fase pre, durante e post prestazione, perché il nostro organismo vive di quella che è la sua alimentazione sette giorni su sette e non tanto in funzione del singolo evento. Dopo lunghi mesi di alimentazione regolare e corretta, Nico sarà fisicamente in condizioni ottimali per iniziare; a quel punto, occorrerà soltanto un supporto maggiore a livello di integrazione durante la scalata, per cercare di rallentare il più possibile l’esaurimento dei nutrienti. Più in generale questo è un monito che cerco di fare anche ai miei pazienti, ma difficilmente passa il concetto e lo ribadisco: LA VERA SANA ALIMENTAZIONE, CHE CI FA STAR BENE, E’ IL LAVORO DI 7 GIORNI SU 7!”

Cosa ne pensa di Nico e della sua impresa?

Dottor Fossati: “Detto sinceramente? Penso sia un ‘pazzo sfrenato’ e che stia facendo tutto l’opposto di ciò che dovrebbe essere fatto. Sta per affrontare un’impresa che porterà il suo fisico a dover sopportare condizioni estreme. Io solitamente cerco di seguire le persone per far sì che stiano bene; in questo caso, invece, si tratta di creare un protocollo nutrizionale per una condizione che non sarà esattamente salutare. Tuttavia, non è la prima volta che Nico affronta sfide di questo calibro. Del resto, l’evoluzione si basa sul fare cose che non pensavamo di essere in grado di fare. Se così non fosse, saremmo ancora delle scimmie…”.

Andrea Fossati

Elisabetta Amoruso

 

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storie di imprese e passione

STORIE DI IMPRESE E PASSIONE

Il 28 maggio, organizzato da Think presso la sede di Solidarietà e Servizi di Busto Arsizio, si è tenuto l’evento “STAR BENE CHE IMPRESA!”, con quattro oratori d’eccezione, che hanno condiviso le loro imprese quotidiane, in settori completamente diversi: chi nello sport, nel benessere e nell’alimentazione, chi nell’attività imprenditoriale e chi nella solidarietà.

Quattro volti, quattro storie differenti, ma tutte con un aspetto in comune, ovvero la passione in quello che si fa, il coraggio e il desiderio di andare oltre i propri limiti.

La serata è stata condotta dal simpaticissimo Germano Lanzoni che, nel suo piccolo, anche lui compie un‘impresa strappandoci un sorriso, perché sorridere è vita.

Primo tra tutti a intervenire è stato Nico Valsesia, atleta e recordman, che ha raccontato come la passione sia ciò che guida le sue imprese.  Dice l’altleta: “La gente spesso mi definisce un fenomeno e mi sento molto in imbarazzo quando questo accade. Ma cos’è realmente un fenomeno? Un medico che salva la vita di qualcuno ogni giorno merita di essere chiamato così. Io sono solo un uomo, felice di quello che fa, a partire da quando apro il mio negozio di biciclette al mattino, sino a quando scalo la vetta di una montagna”.

A seguire, “il nostro” biologo nutrizionista Andrea Fossati, che ha affrontato il tema di come dovrebbe alimentarsi una persona comune e di come avere uno stile di vita equilibrato: “Ricordiamo che l’atleta non si allena e non mangia per star bene, ma per compiere delle imprese e sopporta un grosso stress psicofisico. La persona normale, che vuole allenarsi bene, mangiare bene e vivere serenamente, deve rispettare il proprio corpo e i propri equilibri, compiendo un’attività misurata sulla persona stessa. Questo è il segreto dei popoli più longevi, … si muovono tanto, principalmente camminando, e mangiano poco e bene, rispettando la propria natura di onnivori. La sana alimentazione viene fatta sette giorni su sette”.

Il terzo intervento è del fondatore dell’azienda Rizoma, Fabrizio Rigolio, che ha spiegato come la sua impresa (in senso letterale) sia nata da una grande idea, sorta quasi per caso, tra tre amici, una sera, parlando di specchietti per le moto. Ad oggi, quell’idea si è sviluppata grazie alla passione, alla dedizione e alla continua inventiva, creando un’azienda dal clima collaborativo e che pone alle sue basi la valorizzazione dei dipendenti.

Infine, chiude la serata Filippo Oldrini parlando delle imprese che vede quotidianamente nella realtà di Solidarietà e Servizi. Qui tutti coloro che pensavano di non avere una possibilità vengono accolti e dimostrano di poter fare tanto, mettendosi in gioco e realizzando qualcosa. Si tratta soltanto di dare loro un’occasione.

In conclusione, tutti e quattro i protagonisti dell’evento su una cosa concordano all’unisono: le imprese loro attribuite e ciò che compiono quotidianamente sono guidati dalla passione e dall’amore per quello che fanno, nonché dal desiderio di far star bene le persone, superando i propri limiti se necessario.

 

 

Elisabetta Amoruso

 

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